- INTERVENTO
Europa e sovranità monetaria
Intervento di Piero Cipollone, Membro del Comitato esecutivo della BCE, presso l’Accademia Nazionale dei Lincei
Roma, 12 febbraio 2026
Presidente Antonelli,
Caro Ignazio,
Egregi accademici,
grazie per avermi invitato a intervenire oggi all’Accademia Nazionale dei Lincei. Mi è stato chiesto di parlare di un argomento che mi tiene occupato ogni giorno, e a volte mi tiene sveglio la notte: l’Europa e la sovranità monetaria.
Preservare la sovranità monetaria è un obiettivo fondamentale della nostra moneta unica[1]. Quale custode dell’euro, la Banca centrale europea (BCE) fornisce un contributo cruciale all’indipendenza dell’Europa. La moneta rappresenta uno degli aspetti più avanzati dell’integrazione europea. Tuttavia, non possiamo dare per scontata la nostra sovranità monetaria a fronte degli odierni sviluppi geopolitici e tecnologici.
In un mondo in cui le minacce esterne sono in aumento e le dipendenze vengono usate come leva, appare sempre più evidente che gli europei non possono più esternalizzare funzioni critiche per la loro sicurezza e prosperità. Questo vale in particolare per i pagamenti e la finanza, settori in cui a mio avviso le nostre dipendenze sono diventate eccessive.
In sintesi, se perdiamo il controllo sulla nostra moneta, perdiamo il controllo sul nostro destino economico. E rinunciamo a un attributo essenziale della sovranità[2].
Le banche centrali hanno il compito di emettere, per conto dello Stato, l’unica moneta avente corso legale. Con le parole di Jean Bodin, “solo chi ha il potere di legiferare può disciplinare la moneta”[3].
Essendo garantita dallo Stato, la moneta di banca centrale offre un’àncora monetaria al sistema finanziario: per essere affidabili, le altre forme di moneta devono essere sempre convertibili in moneta di banca centrale al valore nominale.
Una parte essenziale del nostro mandato consiste quindi nel garantire che la moneta di banca centrale preservi la sua funzionalità, agevolando l’ordinato funzionamento dei sistemi di pagamento. Allo stesso tempo abbiamo il compito di preservare il valore della moneta mantenendo la stabilità dei prezzi. Per conseguire questo obiettivo dobbiamo mantenere il controllo sulle condizioni di finanziamento nell’economia. Ciò presuppone che la moneta di banca centrale continui a svolgere un ruolo fondamentale[4].
In definitiva, per preservare la sovranità monetaria è necessario assicurare che la nostra moneta rimanga rilevante, affinché le imprese e i consumatori europei possano farvi affidamento per le operazioni al dettaglio (l’acquisto di beni e servizi) e per le operazioni all’ingrosso (il regolamento dei crediti fra banche).
La rilevanza dell’euro dipende non soltanto da solide politiche macroeconomiche – in particolare da una politica monetaria indipendente volta a mantenere la stabilità dei prezzi – ma anche dalla credibilità, dalla tenuta e dall’efficienza dei fondamenti materiali e immateriali della moneta. I pagamenti e la finanza sono la parte materiale. La fiducia è la parte immateriale[5].
Ma questi fondamenti stanno attraversando una profonda trasformazione a seguito della digitalizzazione e dell’emergere di nuove tecnologie. Se non assumiamo un ruolo guida in questa trasformazione, potremmo dover subire decisioni prese altrove. La moneta di banca centrale deve quindi evolversi per mantenere il suo ruolo chiave nei pagamenti e nella finanza e dobbiamo agire ora per evitare dipendenze eccessive in questi ambiti.
Nel mio intervento di oggi, parlerò di come la nostra unione monetaria rafforzi la sovranità dell’Europa. Spiegherò quindi che se vogliamo consolidare la nostra sovranità monetaria, dobbiamo ridurre le dipendenze presenti nei pagamenti e nella finanza ed evitare di crearne di nuove. Infine, sosterrò che ciò contribuirebbe all’efficienza economica e favorirebbe la competitività dell’Europa.
Come l’euro consolida la sovranità dell’Europa
Vorrei prima spiegare come l’euro rafforza la sovranità dell’Europa.
La sovranità è un tema controverso nel dibattito europeo, a causa dell’apparente compromesso tra sovranità nazionale e integrazione europea. Ma ciò riflette un fraintendimento di fondo. Secoli di guerre fra potenze europee hanno dimostrato che, se costantemente minacciata dai suoi vicini, la sovranità di uno Stato europeo è puramente nominale. Quanto poteva essere sovrano un tale Stato, se non era in grado di proteggere la pace e la sicurezza dei suoi cittadini? Per i padri fondatori dell’Europa era quindi evidente che una parte della sovranità nazionale doveva essere condivisa, per poter essere reale e non solo nominale.
La condivisione della sovranità sulle politiche di interesse strategico comune era dunque il presupposto – non la negazione – della sovranità nazionale.
Ma mettere in comune gli attributi fondamentali della sovranità, come istituire una Comunità europea della difesa, si è rivelata una questione troppo delicata dopo la Seconda guerra mondiale[6]. È stato quindi adottato un altro approccio: la sovranità dell’Europa è stata costruita nell’ambito economico. Gli europei hanno perseguito l’idea di Robert Schuman di unire gli interessi economici di modo che la guerra fosse “non solo impensabile, ma materialmente impossibile”[7].
Di conseguenza, l’Europa è stata gradualmente investita degli attributi essenziali della sovranità nella sfera economica: prima il potere di legiferare per istituire e regolamentare un mercato unico, poi il potere di emettere una moneta unica. Questo passaggio ha avuto più successo di quanto spesso si riconosca. Non solo abbiamo avuto la pace in Europa, ma scongiurando le devastazioni della guerra la ricchezza economica dell’Europa è cresciuta a un ritmo senza precedenti. Nel 1950 la ricchezza nazionale pro capite aggregata di Francia, Germania, Italia e Spagna era sostanzialmente la stessa di un secolo prima. Dal 1950 si è moltiplicata 18 volte. E nello stesso periodo è aumentata dal 37% all’83% della ricchezza nazionale pro capite degli Stati Uniti, a parità di potere di acquisto[8].
La nostra moneta unica, l’euro, ha inoltre rafforzato la sovranità monetaria dei paesi dell’area dell’euro.
Negli anni precedenti all’istituzione dell’Unione economica e monetaria, l’economia europea ha risentito della volatilità dei tassi di cambio. Questa volatilità ha minato la stabilità dei prezzi e accresciuto l’incertezza, frenando il commercio e gli investimenti in Europa. I paesi europei hanno quindi tentato di mantenere i tassi di cambio entro bande ristrette, trovandosi a dover replicare la politica monetaria della Bundesbank, che vantava i risultati migliori in termini di stabilità dei prezzi. Di conseguenza, le altre banche centrali nazionali erano di fatto destinatarie passive della politica monetaria, con poca libertà decisionale[9]. Ma anche in questo modo, hanno dovuto ripetutamente svalutare le proprie monete, perdendo sia i benefici della stabilità del cambio che la sovranità sulla politica monetaria[10].
Rispetto a questi regimi instabili a cambio fisso, l’adozione dell’euro ha consentito di ripristinare la sovranità monetaria condividendola a livello europeo. Ora, tutte le banche centrali nazionali dei paesi dell’area dell’euro partecipano al processo decisionale di politica monetaria nel Consiglio direttivo della BCE. Le decisioni sono assunte nell’interesse dell’area dell’euro nel suo insieme[11].
Inoltre, condividere una moneta unica significa godere dei benefici di una valuta con un ruolo internazionale potenzialmente più forte e mercati finanziari più ampi. L’euro è la seconda valuta più importante del sistema monetario internazionale. La sua quota, misurata tramite un’ampia gamma di indicatori è prossima al 20%, livello superiore al peso dell’area dell’euro sul PIL mondiale[12]. Inoltre, nell’attuale contesto economico, l’euro può assumere un ruolo di stabilizzazione su scala mondiale[13]. Quando negli ultimi mesi le tensioni commerciali e geopolitiche hanno scosso i mercati finanziari, l’euro ha rappresentato una valuta rifugio.
Un uso maggiore dell’euro contribuisce a rendere l’area dell’euro meno vulnerabile agli effetti di propagazione degli shock esterni. Ad esempio, l’uso dell’euro nella fatturazione commerciale riduce la trasmissione degli shock del tasso di cambio all’inflazione interna. Il ruolo internazionale dell’euro agevola inoltre la trasmissione della nostra politica monetaria. In particolare, l’uso dell’euro nella finanza mondiale accresce gli effetti di propagazione e di ritorno degli impulsi di politica monetaria interna[14]. Le nostre linee di liquidità in euro per le banche centrali di paesi non appartenenti all’area dell’euro rafforzano questo ruolo, ovviando al rischio di turbative nei mercati della provvista in euro al di fuori dell’area. Si evita così che le tensioni nei mercati mondiali della raccolta producano gravi effetti avversi sulle condizioni di finanziamento nell’area dell’euro e quindi compromettano la trasmissione della politica monetaria. Come annunciato di recente dalla Presidente Lagarde, ci stiamo preparando ad ampliare e agevolare l’accesso alle nostre linee di pronti contro termine in risposta alla maggiore frammentazione e incertezza a livello mondiale[15].
L’euro ha quindi rafforzato la nostra sovranità monetaria da una prospettiva sia interna sia internazionale.
Affrontare le dipendenze eccessive nei pagamenti e nella finanza
Ci troviamo però ad affrontare nuove sfide derivanti dagli sviluppi geopolitici e tecnologici. In un mondo meno stabile, le dipendenze esterne per funzioni economiche critiche possono rapidamente trasformarsi in gravi fragilità[16].
Dobbiamo quindi adattarci a questa nuova realtà. Come banca centrale, dobbiamo far sì che le dipendenze esterne nei pagamenti e nella finanza non annullino la sovranità monetaria dell’Europa, duramente conquistata. Dobbiamo assicurarci che la nostra moneta, l’euro, continui a essere adeguata alle sue funzioni nell’era digitale e che mantenga il suo ruolo a livello interno[17] e internazionale[18].
Pagamenti digitali al dettaglio
Attualmente ci troviamo in una condizione di forte dipendenza nel settore dei pagamenti digitali al dettaglio, in cui facciamo ampio affidamento su un esiguo numero di soluzioni e canali di pagamento extra-europei. Il nostro mandato di assicurare il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento non ci permette di accondiscendere a una situazione che ne metta a repentaglio la resilienza.
I pagamenti con carta offrono un esempio lampante. I circuiti internazionali regolano due terzi dei pagamenti con carta nell’area dell’euro. Tredici paesi dell’area su ventuno non dispongono neppure di un circuito nazionale di carte. E, anche laddove esistono, questi circuiti devono ricorrere al co-badging con circuiti internazionali o essere aggiunti a wallet digitali internazionali per casi d’uso non coperti[19] e per i pagamenti transfrontalieri all’interno dell’area dell’euro. Non esiste ancora una soluzione europea in grado di funzionare nell’intera area dell’euro per tutti i pagamenti digitali.
Anche se problematica in termini di resilienza, la dipendenza da fornitori esterni poteva essere meno grave in un mondo meno frammentato. Ma non è questo il mondo in cui viviamo. Non possiamo più permetterci di dipendere da soluzioni non europee per una necessità fondamentale come i pagamenti quotidiani.
Se i cittadini europei non possono più effettuare pagamenti, perdono ogni controllo sul loro denaro. Anche senza arrivare a questo punto, la nostra attuale dipendenza potrebbe essere strumentalizzata per far leva contro gli interessi dell’Europa.
È una dipendenza che paghiamo a caro prezzo. Le banche europee perdono già commissioni a vantaggio dei circuiti internazionali. E con le soluzioni di pagamento mobile delle big tech stanno perdendo commissioni e dati. Questa situazione può degenerare in un circolo vizioso in cui operatori dominanti non europei rafforzano sempre di più il loro vantaggio competitivo grazie al controllo dei dati. Al tempo stesso, la perdita di commissioni rende finanziariamente più deboli i prestatori di servizi di pagamento europei, riducendo la loro capacità di competere efficacemente.
In un futuro non troppo lontano le banche europee potrebbero perdere commissioni, dati e depositi al dettaglio a vantaggio delle stablecoin, che stanno già collaborando con i circuiti internazionali per rimpiazzare i depositi bancari come fonte di liquidità. Le stablecoin denominate in dollari statunitensi potrebbero prendere piede in Europa, a cominciare dai pagamenti transfrontalieri al dettaglio (ad esempio nel commercio elettronico e nelle località turistiche), o per usi oggi marginali come i giochi, i micropagamenti e i pagamenti fra macchine. Questo rischio potrebbe ulteriormente aggravarsi se negli Stati Uniti gli emittenti delle stablecoin fossero autorizzati a remunerare i possessori di token.
È arrivato il momento di affrontare le nostre dipendenze nel settore dei pagamenti al dettaglio e invertire la rotta. Abbiamo la capacità di farlo.
La banca centrale ha il mandato di fornire mezzi di pagamento. Mandato che assolviamo con l’emissione delle banconote. E per molti anni il contante non ha solo contribuito a unire l’Europa, ci ha anche permesso di mantenere il controllo su come paghiamo. Ma i cittadini europei ricorrono sempre più ai pagamenti digitali. Nell’Eurosistema continuiamo a ritenere essenziale il contante e noi ci impegniamo a fondo affinché resti ampiamente disponibile e accettato[20]. Infatti, ci stiamo preparando a produrre ed emettere la terza serie di banconote, che sarà dotata di una nuova veste grafica. Ma i cittadini europei ricorrono sempre più ai pagamenti digitali e il contante da solo non basta più a soddisfare tutte le loro esigenze. Ad esempio, oltre un terzo dei pagamenti quotidiani effettuati nell’area dell’euro consiste in operazioni online, per le quali non si può utilizzare il contante. Per questo dobbiamo affiancarlo con il suo equivalente digitale, ossia un euro digitale. Stiamo lavorando ai preparativi tecnici per la sua emissione, che potrà avvenire solo una volta che i colegislatori europei avranno adottato il relativo regolamento[21].
Con un euro digitale i cittadini europei disporranno sempre di un’opzione di pagamento pubblica europea, basata su tecnologia e infrastrutture europee, che consentirà loro di effettuare pagamenti digitali in qualsiasi circostanza, nell’intera area dell’euro. L’euro digitale permetterà inoltre alle banche di offrire alla clientela soluzioni in grado di soddisfare tutte le loro esigenze di pagamento, senza dover guardare altrove. Attraverso il cosiddetto co-badging con l’euro digitale, le banche potranno coprire esigenze di pagamento oggi non soddisfatte[22]. Usando gli standard dell’euro digitale potranno espandere a livello europeo la rete di distribuzione delle loro soluzioni di pagamento.
Permettetemi di spiegare questo secondo punto. Avendo corso legale, l’euro digitale sarà accettato da tutti i commercianti. Si creerà quindi una rete di accettazione paneuropea a disposizioni di tutte le banche e le fintech europee per distribuire i propri servizi di pagamento senza costi per nuove infrastrutture, e senza dover ricorrere agli standard proprietari dei circuiti internazionali[23].
L’euro digitale renderà quindi molto più semplice ed economico per le iniziative private acquisire una dimensione paneuropea e ampliare la propria portata al commercio elettronico e ai pagamenti nei negozi.
Va sottolineato che ciò non ha nulla a che vedere con il protezionismo. L’euro digitale aprirà il mercato europeo dei pagamenti al dettaglio ad un maggior numero di concorrenti in grado di offrire servizi migliori a consumatori e commercianti e ridurrà le dipendenze che mettono a rischio la sicurezza economica e la sovranità monetaria dell’area dell’euro.
Finanza digitale
Vorrei ora parlare del mercato all’ingrosso, cioè quello relativo ai pagamenti interbancari. Una parte rilevante di questi pagamenti è connessa alle operazioni in titoli ed è in larga misura regolata in moneta di banca centrale[24].
Da qualche anno gli operatori dei mercati finanziari stanno studiando le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie, come la tokenizzazione e la distributed ledger technology (DLT), per migliorare l’efficienza delle infrastrutture per la negoziazione e il regolamento dei titoli. Queste tecnologie consentono l’emissione o la rappresentazione digitale delle attività finanziarie, rendendone possibile la negoziazione, il regolamento e la custodia su un’unica piattaforma, disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e 365 giorni all’anno. Inoltre, l’utilizzo degli smart contract permette di automatizzare quelle operazioni che oggi invece richiedono molteplici intermediari e interventi manuali.
Sta quindi nascendo un nuovo ecosistema digitale, che ha le potenzialità per trasformare la finanza come la conosciamo oggi. Ma questo ecosistema ha bisogno di mezzi di regolamento utilizzabili su DLT per potersi sviluppare. E se l’Eurosistema tardasse a offrire moneta di banca centrale tokenizzata, correremmo il rischio che questo ecosistema si sviluppi fuori dall’Europa o adotti mezzi di regolamento non denominati in euro. La nostra sovranità monetaria ne sarebbe compromessa.
Si pensi alle stablecoin denominate in dollari statunitensi; attualmente rappresentano il 99% del mercato mondiale delle stablecoin e sono emesse da due emittenti extra-europei. Se in Europa la finanza tokenizzata e i pagamenti transfrontalieri finissero per dipendere da queste stablecoin, ne risentirebbe negativamente il ruolo internazionale dell’euro. La nostra infrastruttura per i pagamenti all’ingrosso sarebbe ancorata ad attività che comportano rischi di liquidità, concentrazione, operatività e frammentazione[25], emesse perlopiù da soggetti non bancari ed esposte al rischio di “corse agli sportelli”. In un panorama mondiale in cui esiste il rischio di strumentalizzazione delle reti di pagamento, la nostra sicurezza economica sarebbe messa a repentaglio.
Con il progetto Pontes l’Eurosistema metterà a disposizione moneta di banca centrale per il regolamento delle operazioni su piattaforme DLT; eviteremo in questo modo la frammentazione della liquidità e tuteleremo la sovranità monetaria dell’Europa.
La soluzione sarà disponibile a partire dalla fine del terzo trimestre di quest’anno. Lo abbiamo chiamato progetto “Pontes”, perché getterà ponti tra la nostra infrastruttura di regolamento tradizionale (T2) e le varie piattaforme DLT che il mercato vorrà utilizzare.
Ma questa è solo la soluzione di breve periodo. Al tempo stesso stiamo lavorando allo sviluppo di un ecosistema integrato della finanza digitale in Europa. Si tratta del progetto “Appia”[26]. Con questo nome vogliamo evocare l’idea del viaggio facendo riferimento a uno dei simboli della rete stradale che i romani hanno costruito in tutta Europa. Appia sarà un percorso di apprendimento che creerà le premesse affinché l’Eurosistema, insieme agli operatori di mercato, progetti un ecosistema paneuropeo basato sulla DLT. L’obiettivo è quello di sviluppare una piattaforma DLT o una rete europea di piattaforme DLT interoperabili, sulla quale saranno disponibili sotto forma di token attività finanziarie, moneta commerciale, stablecoin e moneta di banca centrale.
Come nel sistema attuale, la moneta di banca centrale non estrometterà le attività di regolamento private, quali stablecoin o depositi tokenizzati, ma coesisterà con esse, assicurando che siano interoperabili e convertibili in moneta di banca centrale. Questa iniziativa cementerà l’integrazione e la stabilità dell’ecosistema della finanza digitale in Europa, che avrà quindi al suo centro un’attività di regolamento denominata in euro.
Nelle prossime settimane pubblicheremo un documento che illustrerà in dettaglio come procederemo con il progetto Appia. L’ impatto innovativo di questa infrastruttura per la finanza digitale sarebbe grandemente amplificato ove le si potesse affiancare un sistema regolamentare unico al livello europeo che superasse le frammentazioni nazionali; in sostanza un 28o regime per le attività digitali.
Pagamenti globali
Il ruolo internazionale dell’euro è salito alla ribalta nel dibattito di politica economica degli ultimi tempi. Ho già accennato al fatto che la nostra sovranità monetaria beneficerebbe di un ruolo più forte dell’euro su scala globale.
Tuttavia, l’emergere di stablecoin denominate in dollari statunitensi ha suscitato nuove preoccupazioni sul ruolo dell’euro nelle operazioni transfrontaliere. Le stablecoin in dollari mirano a fornire l’equivalente di un dollaro digitale per le operazioni internazionali, in aggiunta all’utilizzo che ne viene fatto attualmente come attività di regolamento nella finanza decentralizzata.
Le stablecoin sembrano insinuarsi negli spazi apertisi nel mercato delle transazioni internazionali a seguito della riduzione delle coppie di paesi connesse dalle corresponding bank, che, secondo i dati di Swift, sono diminuite del 29%, tra gennaio 2011 e dicembre 2022[27]. Se le stablecoin in dollari dovessero assumere un ruolo sostitutivo, la quota dell’euro nella fatturazione globale delle esportazioni, attualmente superiore al 40% e in linea con quella del dollaro[28], potrebbe subire pressioni.
L’Eurosistema ha dunque adottato misure anche in questo ambito. Stiamo espandendo ulteriormente le interconnessioni tra il servizio di regolamento dei pagamenti istantanei in Target (TARGET instant payment settlement, TIPS) e altri sistemi di pagamento istantanei, facendo leva sulle circa 100 infrastrutture di questo tipo esistenti al mondo. Questo renderà possibile per le persone comuni e le imprese trasferire fondi velocemente dal proprio conto bancario a qualsiasi altro titolare di conto in un paese interconnesso in modo trasparente ed economicamente efficiente.
I paesi dell’area dell’euro sono già interconnessi con la Danimarca e la Svezia attraverso TIPS. La Norvegia seguirà nel 2028 e anche l’Islanda ha espresso interesse a connettersi[29]. Un ulteriore collegamento bilaterale tra TIPS e l’interfaccia unificata dei pagamenti dell’India sarà operativo dal 2027 e stiamo esplorando attivamente opportunità analoghe con la Svizzera, il Brasile e Nexus Global Payments, una rete che collegherà i sistemi di pagamento veloce di Malaysia, Filippine, Singapore, Thailandia, India e Indonesia. Inoltre, l’Eurosistema, tramite la Banca d’Italia, sta coadiuvando le banche centrali di diversi paesi dei Balcani occidentali[30] nello sviluppo di un sistema di pagamento veloce modellato su TIPS. Una volta che questo “clone di TIPS” sarà operativo nel corso di quest’anno, sarà tecnicamente possibile collegarlo a TIPS.
Queste interconnessioni accresceranno l’efficienza delle corresponding bank accorciando le catene di regolamento. E useranno come attività di regolamento l’euro e le valute dei paesi interconnessi, riducendo così il ruolo delle altre valute. Stiamo, inoltre, esaminando in che modo la moneta tokenizzata, pubblica o privata, potrebbe essere utilizzata in questo contesto per migliorare ulteriormente l’efficienza e la sovranità monetaria[31].
Sebbene sia destinato innanzitutto all’uso interno, in futuro anche l’euro digitale potrebbe svolgere un ruolo importante nel favorire le transazioni transnazionali, sfruttando il fatto che l’infrastruttura di supporto può ospitare anche valute diverse dall’euro[32].
Finanziare l’innovazione
La nostra dipendenza non si limita al mondo dei pagamenti, digitali o meno. È particolarmente acuta anche nella finanza tradizionale specialmente nell’ambito del finanziamento delle imprese innovative.
L’Europa non riesce a fornire alle sue imprese innovative sufficiente accesso a fonti di finanziamento interne. Attualmente, la valutazione del mercato europeo del venture capital resta inferiore a 200 miliardi di euro, contro circa 1.000 miliardi di euro per gli Stati Uniti. Secondo una ricerca della Banca europea per gli investimenti, dopo dieci anni di operazioni le scale-up europee raccolgono in media il 50% in meno di capitale rispetto alle loro omologhe nella Silicon Valley[33].
Le imprese innovative europee sono quindi costrette a cercare finanziamenti altrove e spesso finiscono per ricorrere al venture capital statunitense, e a trasferirsi negli Stati Uniti[34][35]. Nella sua relazione sulla competitività europea Mario Draghi ha osservato che “tra il 2008 e il 2021 quasi il 30% degli “unicorni” fondati in Europa (start-up che hanno superato un valore di 1 miliardo di dollari statunitensi) ha trasferito la propria sede all’esterno, per la stragrande maggioranza negli Stati Uniti”[36].
La questione è stata oggetto di notevole attenzione. L’anno scorso la Commissione europea ha annunciato l’intenzione di sviluppare un “28o regime” per le imprese innovative nell’ambito della sua Strategia per le start-up e le scale-up. Questo introdurrebbe un quadro di diritto societario armonizzato a livello di UE, rendendo più agevole per tali imprese espandersi e operare in tutto il mercato unico[37][38].
Risolvere il problema aiuterebbe l’Europa a trattenere talenti e tecnologia, stimolando la crescita. Ridurrebbe inoltre la necessità per le imprese innovative di utilizzare fonti di finanziamento non denominate in euro o intermediari che prestano a tassi meno sensibili ai nostri tassi di riferimento. Ciò migliorerebbe a sua volta l’efficacia della trasmissione della nostra politica monetaria garantendoci maggiore controllo sulle condizioni di finanziamento.
Al momento, invece, l’analisi condotta dagli esperti della BCE indica una trasmissione più debole degli impulsi di politica monetaria alle imprese innovative, in parte a causa dello spessore limitato del mercato azionario dell’area dell’euro. E questo nonostante le famiglie dell’area dell’euro detengano risparmi considerevoli, di cui una quota consistente è investita all’esterno, come dimostra il significativo avanzo di conto corrente dell’area.
Mercati dei capitali più spessi e integrati potrebbero sostenere meglio l’intermediazione bancaria e non bancaria e contribuire a convogliare tali fondi verso gli investimenti delle imprese dell’area dell’euro.
Invece i dati più recenti raccontano una storia diversa. Dal giugno del 2024, cioè da quando è iniziata la fase di calo dei tassi di policy della BCE, i prestiti bancari sono andati soprattutto ai prenditori più sicuri. Al tempo stesso, le istituzioni finanziarie non bancarie dell’area dell’euro stanno finanziando attività al di fuori dell’area in particolare in settori innovativi. Il rafforzamento delle fonti di finanziamento interne per le imprese innovative dell’area dell’euro contribuirebbe pertanto ad assicurare una trasmissione più completa e diretta della nostra politica monetaria.
Sovranità monetaria ed efficienza economica
Prima di concludere vorrei spendere qualche parola sul delicato equilibrio tra sovranità ed efficienza economica.
Affrontare le dipendenze eccessive per rafforzare la sovranità è stata talvolta considerata una misura di gestione del rischio non priva di costi, soprattutto in termini di efficienza[39]. Ritengo invece che, nel mondo di oggi, tale valutazione vada attentamente ripensata.
Gli sviluppi recenti impongono infatti un riesame del nostro concetto di efficienza economica. Dobbiamo andare oltre la definizione statica di efficienza come costo per unità di prodotto in un dato momento e prendere invece in considerazione gli effetti dinamici delle decisioni economiche, anche sulla resilienza, sull’innovazione e sulla concorrenza. Costi più bassi nel breve periodo potrebbero non essere economicamente efficienti se espongono l’Europa a costi elevati in futuro.
A titolo illustrativo, dal 2019 le deviazioni dal trend di crescita del PIL nell’area dell’euro sono principalmente attribuibili a due shock: la pandemia e la crisi energetica legata all’invasione russa dell’Ucraina. Mentre lo scostamento causato dalla pandemia è stato quasi completamente riassorbito entro il 2022, nel 2025 si è ancora registrata una deviazione del 2%. Se non fossimo stati così dipendenti dalla Russia per l’energia, non avremmo dovuto far fronte a un costo così elevato e protratto. Per contro, la crescita del PIL dell’area dell’euro è attualmente sospinta dai maggiori investimenti delle imprese, in primis nelle nuove tecnologie digitali. A questi dovrebbe aggiungersi l’impulso fornito dalla spesa pubblica in difesa e infrastrutture, che potrebbe generare un “dividendo di sovranità”. Aumentando il potenziale di crescita, maggiori investimenti potrebbero innalzare i limiti di velocità dell’economia dell’area dell’euro: una crescita più elevata potrebbe quindi essere conseguita senza mettere a repentaglio la stabilità dei prezzi. Pertanto, la resilienza economica è importante, e paga nel tempo.
Lo stesso vale per le dipendenze nei pagamenti e nei finanziamenti, che minano la nostra sovranità monetaria. Affrontare le dipendenze che ho illustrato rafforzerebbe la posizione dell’area dell’euro nei mercati finanziari e tecnologici.
Incidentalmente, la finanza e la tecnologia spiegano la maggior parte del divario di produttività dell’UE rispetto agli Stati Uniti. Se si escludono i comparti finanziario e delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (IT), tale divario scompare.
Rafforzare la capacità dell’Europa di finanziare e trattenere le sue imprese innovative, consentendo loro di crescere in Europa, sosterrebbe il nostro settore delle IT. E assicurare che l’Europa possa sfruttare appieno le dimensioni del suo mercato dei pagamenti e della finanza digitali rafforzerebbe il settore finanziario europeo.
Se invece lasciamo che il nostro mercato resti frammentato e dominato da un esiguo numero di imprese extra-europee, la concorrenza ne risentirà.
Per esempio nel settore delle IT gli elevati costi fissi implicano che le imprese che hanno investito molto in attività immateriali possono scoraggiare più facilmente l’ingresso di altri attori. Ciò concentra i guadagni tra le imprese dominanti, per poi gravare sulla produttività aggregata[40]. È pertanto fondamentale agevolare il finanziamento degli investimenti immateriali iniziali per le imprese innovative europee.
Quanto ai pagamenti digitali, negli ultimi anni abbiamo assistito ad un importante aumento delle commissioni a carico dei commercianti europei; di fatto abbiamo trasferito i vantaggi derivanti dalla maggiore integrazione degli scambi commerciali in rendite per chi presidia i sistemi di pagamento. Per garantire che sia l’Europa a beneficiare effettivamente del suo mercato unico, dobbiamo superare la frammentazione delle soluzioni di pagamento europee. L’euro digitale trasformerà questa ambizione in realtà. Ridurrà le commissioni per i commercianti, in particolare i piccoli esercenti, offrendo un’alternativa agli schemi di pagamento internazionali. Consentirà inoltre alle banche europee di risparmiare ogni volta che un’operazione in euro digitali sostituirà un’operazione con una carta di un circuito internazionale, perché non sarà più necessario pagare le commissioni per il circuito e il trattamento[41].
Analogamente, come ho già menzionato, il nostro piano di interconnettere TIPS con altri sistemi di pagamento veloce in tutto il mondo agevolerà pagamenti transfrontalieri più rapidi e meno costosi. Abbreviando le catene di banche corrispondenti, si elimineranno i molteplici livelli di intermediari che oggi duplicano i controlli di conformità, fanno lievitare i costi e causano ritardi nelle operazioni transfrontaliere.
Conclusioni
Per concludere, con l’introduzione dell’euro i paesi europei hanno riacquistato la sovranità monetaria. In un mondo instabile, questo beneficio della nostra moneta unica ha acquisito un’importanza ancora maggiore.
Con l’euro, condividiamo un attributo fondamentale della sovranità. Come disse Robert Schuman, abbiamo “unito gli interessi economici” in ambito monetario. Questo cementa la nostra unità, perché ciò che riguarda l’euro coinvolge tutti i paesi dell’area dell’euro, e viceversa[42].
In un mondo in cui le dipendenze eccessive possono essere sfruttate come strumento di pressione, preservare la nostra sovranità monetaria richiede misure coraggiose per superare le dipendenze che avevamo tacitamente accettato finora nei pagamenti e nella finanza. Questo è un aspetto fondamentale di quella che la Presidente Lagarde ha definito la “marcia verso l’indipendenza” dell’Europa[43].
Per i pagamenti al dettaglio digitali, la finanza digitale, i pagamenti transfrontalieri e il finanziamento di imprese innovative dobbiamo assicurarci di non dipendere più eccessivamente dalla “generosità” di terzi[44]. Ciò non significa chiudere il nostro mercato. Significa agire con determinazione per integrarlo ulteriormente e facilitare l’espansione e la concorrenza degli operatori europei oltre i confini nazionali[45].
In tal modo, consolideremo la resilienza, l’efficienza e la sicurezza economiche, rafforzando al tempo stesso la nostra sovranità monetaria.
Grazie per l’attenzione.
Desidero ringraziare Jean-Francois Jamet per l’aiuto fornito nella preparazione di questo intervento. Ringrazio inoltre Carlo Altavilla, Alessandro Giovannini, Daniel Kapp, Johannes Lindner, Arnaud Mehl e Thomas Vlassopoulos per i loro commenti.
Per una trattazione approfondita dell’interrelazione fra sovranità e sovranità monetaria, cfr. Bindseil, U. e Senner, R. (2025), “Revisiting national, economic and monetary sovereignty”, settembre; e Villeroy de Galhau, F. (2023), “Monetary sovereignty in the 21st century”, intervento alla conferenza del Consiglio di Stato dal titolo “Monetary sovereignty in the 21st century”, Parigi, 14 novembre.
Bodin, J. (1576), Six Books of the Commonwealth.
La moneta di banca centrale è una passività della banca centrale ed è attualmente emessa in due forme: il contante, ampiamente accessibile a tutti ma non remunerato, e i fondi detenuti dalle banche commerciali nei conti presso la banca centrale, che sono remunerati. Fissando il tasso di interesse sui depositi presso questi conti, la banca centrale orienta gli altri tassi di interesse nell’economia, attuando così la politica monetaria.
Cfr. Visco, I. (2021), “Back to the future of money”, intervento pronunciato al dibattito della Andrew Crockett Memorial Lecture di Mark Carney, Banca dei regolamenti internazionali, 28 giugno: “dopo tutto, fisica, elettronica o virtuale, l’efficienza e la stabilità di quella che definiamo “moneta fiduciaria” dipende in ultima analisi dalla fiducia, che infatti ha la stessa radice etimologica di “fiduciario”. Questo è in definitiva ciò che dobbiamo preservare”; e Panetta, F. (2025), “Moneta e fiducia, dal Rinascimento all’era digitale”, intervento pronunciato alla riunione esterna di politica monetaria del Consiglio direttivo, in occasione della cena ufficiale offerta dalla Banca d’Italia, Firenze, 29 ottobre.
La Comunità europea della difesa non è stata ratificata nel 1954. La necessità dei paesi europei di rafforzare la loro capacità di difesa per proteggere la sicurezza collettiva ha di recente riacceso il dibattito sulla condivisione della sovranità in questo ambito. Ciò potrebbe anche rafforzare l’euro a livello internazionale. Come ha rilevato la Presidente Lagarde, “il commercio e la potenza militare sono importanti per creare la domanda di una valuta internazionale”. Cfr. Lagarde, C. (2025), “Earning influence: lessons from the history of international currencies”, intervento pronunciato all’evento sul ruolo dell’Europa in un mondo frammentato organizzato dal Jacques Delors Centre della Hertie School a Berlino, Germania, 26 maggio.
Dichiarazione di Schuman, 9 maggio 1950. Cfr. anche Visco, I. (2023), “Europa e Italia: prosperità nell’unione e nella pace”, intervento pronunciato al forum su “Europa: pace, protezione, prosperità” organizzato presso l’Ambasciata di Francia in Italia.
World Inequality Database ed elaborazioni degli esperti della BCE.
Come teorizzato da Mundell e Fleming nella celebre “trinità impossibile” (o trilemma monetario), non si può avere contemporaneamente un tasso di cambio fisso, la libera circolazione dei capitali e una politica monetaria indipendente. Cfr. Mundell, R. A. (1963), “Capital mobility and stabilization policy under fixed and flexible exchange rates”, Canadian Journal of Economic and Political Science, vol. 29, n. 4, pagg. 475-485; e Fleming, J. M. (1978), Essays on Economic Policy, Columbia University Press, New York.
Draghi, M. (2018), “L’Europa e l’euro vent’anni dopo”, intervento pronunciato in occasione del conferimento della Laurea honoris causa in Economia della Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa, 15 dicembre.
Tutti i nostri strumenti assicurano l’ordinata trasmissione della politica monetaria nell’area dell’euro. Cfr. BCE (2025), An overview of the ECB’s monetary policy strategy, sezione 3.3; e BCE (2025), “ECB Monetary Policy Strategy Assessment 2025 – Workstream 2: Monetary policy tools, strategy and communication”, Occasional paper series, n. 372.
BCE (2025), The International Role of the Euro.
Cfr. Lagarde, C. (2025), “Turning openness into strength: the moment of the euro”, intervento pronunciato all’evento di Business France “Business en Européens” a Parigi, Francia, 7 ottobre; e Lagarde, C. (2025), “Earning influence: lessons from the history of international currencies”, intervento pronunciato all’evento sul ruolo dell’Europa in un mondo frammentato organizzato dal Jacques Delors Centre della Hertie School a Berlino, Germania, 26 maggio.
Cfr. Panetta, F. (2020), “Unleashing the euro’s untapped potential at global level”, considerazioni introduttive alla riunione con i membri del Parlamento europeo; e Coeuré, B. (2019), “Should the ECB care about the euro’s global role?”, VoxEU Column, 25 febbraio.
Durante la sessione di domande e risposte seguita alla conferenza stampa del 5 febbraio 2026, la Presidente Lagarde ha dichiarato: “Certo, siamo vincolati dalla finalità monetaria di ciò che facciamo in termini di liquidità e dobbiamo valutare costantemente la proporzionalità di ciò che facciamo. Ma è un dato di fatto che stiamo esaminando il nostro assetto per la liquidità e che stiamo ridefinendo le linee di pronti contro termine (da distinguere dalle linee di swap), ampliandone l’accesso e rendendole più appetibili per altre banche centrali nazionali non appartenenti all’area dell’euro e al di fuori dell’Europa. Stiamo lavorando a questo, e spero di poter dire un po’ di più fra qualche giorno”.
Cfr. Attinasi, M.-G., Boeckelmann, L., Gerinovics, R. e Meunier, B. (2025), “Svelare i costi nascosti delle dipendenze critiche”, Bollettino economico, numero 5, BCE.
Cfr. Cipollone, P. (2025), “The transformation of money: technological disruption and the future of financial services”, intervento presso la Frankfurt School of Finance & Management, Francoforte sul Meno, 8 dicembre.
Cfr. Panetta, F. (2025), “The struggle to reshape the international monetary system: slow- and fast-moving processes”, intervento pronunciato in occasione della Whitaker Lecture 2025 presso la Banc Ceannais na hÉireann/Central Bank of Ireland, Dublino, 9 dicembre.
Ad esempio, i circuiti nazionali di carte di Italia e Germania non possono essere utilizzati per effettuare pagamenti nel commercio elettronico senza fare ricorso al co-badging con un circuito di carte internazionale o senza che la carta sia aggiunta a un portafoglio digitale internazionale.
Ad esempio, nel nostro parere in merito al regolamento sul corso legale del contante ci siamo espressi per un chiaro divieto delle prassi di non accettazione del contante. Cfr. il Parere della Banca centrale europea, del 13 ottobre 2023, su una proposta di regolamento relativo al corso legale delle banconote e delle monete in euro (CON/2023/31) e Cipollone, P. (2025), “Making euro cash fit for the future”, Il Blog della BCE, BCE, 4 agosto. Abbiamo inoltre esortato i legislatori nazionali a salvaguardare l’obbligo di accettazione del contante. Cfr. ad esempio il Parere della Banca centrale europea, del 22 gennaio 2026, sulle limitazioni ai pagamenti in contante (CON/2026/3).
In conformità dell’articolo 133 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, “fatte salve le attribuzioni della Banca centrale europea, il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, stabiliscono le misure necessarie per l’utilizzo dell’euro come moneta unica. Tali misure sono adottate previa consultazione della Banca centrale europea”.
In caso di co-badging delle carte fisiche o dei portafogli digitali europei con l’euro digitale, i circuiti corrispondenti sarebbero utilizzati laddove siano accettati, mentre l’euro digitale sarebbe la soluzione alternativa laddove il circuito del settore privato non sia accettato. Cfr. BCE (2025), Fit of the digital euro in the payment ecosystem – Report on the dedicated Euro Retail Payments Board (ERPB) technical workstream, ottobre.
BCE (2025), Fit of the digital euro in the payment ecosystem – Report on the dedicated Euro Retail Payments Board (ERPB) technical workstream, ottobre.
Ciò è in linea con i principi per le infrastrutture dei mercati finanziari. Cfr. Banca dei regolamenti internazionali (2012), Principles for financial market infrastructures, aprile: “Principle 9: Money settlements” (un’infrastruttura dei mercati finanziari dovrebbe condurre, quando possibile, i propri regolamenti monetari in moneta di banca centrale).
Se la finanza e i pagamenti tokenizzati si basano su pool segmentati di attività di regolamento private, la liquidità può frammentarsi e le attività non possono essere negoziate nelle diverse piattaforme. Gli operatori di mercato potrebbero dover detenere svariate stablecoin soltanto per pagare diverse controparti.
Cipollone, P. (2025), “The transformation of money: technological disruption and the future of financial services”, intervento presso la Frankfurt School of Finance & Management, Francoforte sul Meno, 8 dicembre.
Comitato per i pagamenti e le infrastrutture di mercato (2023), CPMI quantitative review of correspondent banking data, Banca dei regolamenti internazionali.
Cfr. Brüggen, A., Georgiadis, G. e Mehl, A. (2025), “Global trade invoicing patterns: new insights and the influence of geopolitics”, The international role of the euro, BCE, giugno. Se si escludono i paesi dell’area dell’euro, nel 2023 le quote del dollaro statunitense e dell’euro erano pari rispettivamente a circa il 60% e il 25%.
Cfr. BCE (2024), “Norway joins TIPS, adding Norwegian krone to Eurosystem’s instant payment service”, comunicato stampa, 29 novembre; e BCE (2024), “Seðlabanki Íslands expresses an interest in joining T2 and TIPS”, comunicato stampa, 9 settembre.
Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro e Macedonia del Nord.
Cipollone, P. (2025), “The transformation of money: technological disruption and the future of financial services”, intervento presso la Frankfurt School of Finance & Management, Francoforte sul Meno, 8 dicembre.
Se si trovano temporaneamente nell’area dell’euro, i non residenti avrebbero accesso all’euro digitale tramite un fornitore europeo di servizi di pagamento. I commercianti al di fuori dell’area potrebbero essere autorizzati ad accettare pagamenti in euro digitali effettuati da residenti nell’area. Inoltre, agli utenti al di fuori dell’area potrebbe essere concesso un accesso permanente all’euro digitale, previo accordo tra l’UE e i paesi terzi e accordo integrativo tra la BCE e le rispettive banche centrali. Sarebbero messe in atto misure di salvaguardia adeguate per scongiurare la sostituzione valutaria in tali paesi. Inoltre, come TIPS, la configurazione dell’euro digitale prevede funzionalità multivalutarie che consentirebbero ai paesi non appartenenti all’area dell’euro di utilizzare l’infrastruttura dell’euro digitale per offrire le rispettive valute digitali e agevolare le operazioni tra di esse. Cfr. Cipollone, P. (2025), “Enhancing cross-border payments in Europe and beyond”, intervento pronunciato alla riunione regionale dei governatori in Croazia, Osijek, Croazia, 1o aprile.
Banca europea per gli investimenti (2024), The scale-up gap: Financial market constraints holding back innovative firms in the European Union, 24 luglio.
Weik, S., Achleitner, A.-K., Braun, R. (2024), “Venture capital and the international relocation of startups”, Research Policy, vol. 53, n. 7, settembre.
Cfr. Banca europea per gli investimenti (2026), Drivers of relocation by innovative EU startups and scaleups. I fondatori e gli amministratori delegati di 440 imprese costituite nell’UE e trasferite all’estero, principalmente negli Stati Uniti, hanno citato in particolare l’accesso al capitale, la vicinanza a mercati ampi e unificati e la semplicità normativa come motivi per il trasferimento. Gli Stati Uniti sono generalmente percepiti offrire un contesto più attraente su questi fronti, in particolare quando si tratta di sostegno alle imprese oltre le prime fasi di crescita.
Draghi, M. (2024), The future of European competitiveness – A competitiveness strategy for Europe, settembre.
Commissione europea (2025), The EU Startup and Scaleup Strategy – Choose Europe to start and scale, 28 maggio. L’intento del 28o regime è “fornire un insieme unico di norme per le imprese, tra cui un quadro di diritto societario dell’UE incentrato su soluzioni digitali per impostazione predefinita (digital by default), che aiuterà le imprese a superare gli ostacoli che si frappongono alla costituzione, all’espansione e alle attività delle imprese nel mercato unico. A tal fine, semplificherà le norme applicabili e ridurrà i costi del fallimento, trattando aspetti specifici nelle branche pertinenti del diritto, tra cui il diritto fallimentare, il diritto del lavoro e il diritto tributario. Esaminerà la possibilità di consentire alle imprese di stabilirsi in Europa in maniera più rapida, idealmente entro 48 ore”.
Cfr. Kukies, J. e Noyer, C. (2026), Financing innovative ventures in Europe – Recommendations to close the scaleup financing gap, deepen the Savings and Investments Union and strengthen Europe’s competitiveness, gennaio; e Angeloni, I. e Cavallini, A. (2026), Feasible Steps to Finance Innovation in Europe: Six Proposals to Strengthen EU Capital Markets, Institute for European Policymaking, Università Bocconi, 9 gennaio.
Carney, M. (2026), Special address at the World Economic Forum, Davos, 20 gennaio.
De Ridder, M. (2024), “Market Power and Innovation in the Intangible Economy”, American Economic Review, vol. 114, n.1, pagg. 199-251.
Cipollone, P. (2026), “The digital euro: strengthening Europe’s payments ecosystem”, intervento pronunciato all’evento “The digital euro in Cyprus”, Nicosia, 6 febbraio.
Cfr. anche Panetta, F. (2022), “Un destino, un’economia e un diritto condivisi per l’Europa”, Lectio Magistralis in occasione del conferimento della Laurea honoris causa in Giurisprudenza dell’Università di Cassino e del Lazio meridionale, Cassino, 6 aprile.
Lagarde, C. (2025), “‘C’est le début d’une marche vers l’indépendance’ de l’Europe”, intervista rilasciata al podcast L’invité de 8h20, France Inter, Radio France, 31 marzo.
Cipollone, P. (2025), “Harnessing the digital future of payments: Europe’s path to sovereignty and innovation”, intervento pronunciato all’evento del France Payments Forum “Digital euro and the future of payments in Europe”, Parigi, 15 maggio.
Cfr. anche Letta, E. (2024), Much more than a market – speed, security, solidarity; Lagarde, C. (2025), “From resilience to strength: unleashing Europe’s domestic market”, intervento pronunciato in occasione della 35a edizione del Frankfurt European Banking Congress, Francoforte sul Meno, 21 novembre; e Georgieva, K. (2026), “Re-energizing Europe”, intervento pronunciato al College of Commissioners Seminar on Competitiveness, Leuven, Belgio, 4 febbraio.
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